(in vigore dal 1° gennaio 2026)
La Legge 30 dicembre 2025, n. 199, introduce un complesso di interventi destinati ad incidere su lavoro dipendente, sulla previdenza ed i rapporti di lavoro. Di seguito le principali novità:
I Soci e i collaboratori dello studio Legale De Luca & Partners rimangono a disposizione per tutti gli approfondimenti del caso.
Il prossimo 30 gennaio Stefania Raviele parteciperà al webinar organizzato da Consono “Wellbeing aziendale e relazioni industriali: il vantaggio strategico dell’investimento”.
Il webinar si focalizzerà su come una strategia di wellbeing possa non solo migliorare le dinamiche organizzative e la produttività aziendale, ma anche contribuire al contenimento delle spese salariali nel bilancio aziendale.
Il webinar esplorerà quali iniziative possono adottare le aziende per supportare i propri dipendenti nel conseguire il benessere finanziario e concordare contratti di lavoro sostenibili con i sindacati.
Il panel mira a offrire una prospettiva approfondita sull’utilizzo degli strumenti di welfare e wellbeing aziendale, fornendo spunti pratici e soluzioni per raggiungere al meglio la sostenibilità aziendale.
A questo link tutte le informazioni per partecipare.
L’ultima frontiera dei benefit aziendali arriva dagli Stati Uniti, dove, secondo un’analisi condotta dal Wall Street Journal, sembra essere sempre più diffusa la tendenza dei datori di lavoro ad offrire, come strumento di attrazione di talenti i c.d. “benefits per la fertilità”, ossia una serie di servizi a copertura delle spese necessarie per sostenere trattamenti clinici a favore dei soggetti affetti da infertilità.
Trattasi di una tematica di grande rilievo tenuto conto che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’infertilità colpisce una persona su sei in tutto il mondo e che, molto spesso, le spese da sostenere per poter accedere a tali servizi sanitari sono molto elevate.
Questa tipologia di benefit non risulta essere ancora approdata in Italia. La spiegazione risiede probabilmente anche nella normativa particolarmente restrittiva in materia di procreazione assistita, in vigore in Italia.
Da un punto di vista giuslavoristico, lo strumento a disposizione delle aziende per offrire ai dipendenti servizi di sostegno alle prestazioni sanitarie esiste ed è quello del welfare aziendale che consente alle aziende di offrire ad esempio forme di assicurazione sanitaria integrative erogabili ai dipendenti sotto forma di flexible benefits garantendo una forma di tutela ed assistenza ulteriore rispetto al SSN.
Per i dipendenti, aderire a queste forme di assistenza sanitaria erogate dall’azienda significa avere diritto a varie prestazioni sanitarie nei centri o ospedali convenzionati.
È bene ricordare che da un punto di vista fiscale e contributivo i contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro non concorrono, entro una determinata soglia, a formare reddito da lavoro dipendente con conseguente beneficio economico sia per il datore di lavoro che per il lavoratore.
I c.d. “fertility benefits” potrebbero quindi, rientrando nell’alveo delle prestazioni sanitarie, essere inseriti all’interno dei servizi di assistenza sanitaria integrativa ovvero offerti dall’azienda nell’ambito di un piano di welfare aziendale in totale esenzione d’imposta, entro i limiti fissati dall’apposito regolamento o accordo sindacale aziendale.
Altri insights correlati:
Il fenomeno prende piede negli Stati Uniti, mentre sono rari i casi in Italia. Quacquarelli (Bicocca): “Certi temi da noi restano tabù”
MILANO – Occupazione in crescita, richieste degli assegni di disoccupazione in calo e salari sopra l’inflazione. Il mercato del lavoro statunitense sta vivendo un periodo d’oro e questo spinge le aziende a cercare nuove strade per reclutare personale. Dopo l’esperienza pandemica, che ha spinto molte persone a cercare un maggiore equilibrio tra vita personale e lavorativa, la componente retributiva è solo una delle leve a disposizione.
Le tendenze emergenti nel campo del welfare aziendale
Tra le nuove tendenze, segnala un’analisi del Wall Street Journal, c’è quella di offrire copertura dei costi per i trattamenti legati alla fertilità. Un impegno che ha anche un valore “sistemico”, considerato che negli States, come nel resto dell’Occidente, il fenomeno del progressivo invecchiamento della popolazione mette a rischio la tenuta dei conti pubblici, in quanto comporta maggiori spese per le pensioni a fronte di una quota minore di persone in età da lavoro.
L’offerta di questi benefit non è una novità assoluta, ma se in passato riguardava soprattutto i manager, oggi spesso coinvolge anche figure con retribuzioni limitate come cassiere, magazzinieri e baristi, oltre che assunti part-time.
In cerca di equilibrio tra costi e ritorni
Già da parecchi anni, Apple e Facebook coprono i costi sopportati dalle dipendenti per il congelamento degli ovuli. Secondo un sondaggio della Society for Human Resource Management, attualmente il 25% dei datori di lavoro negli Stati Uniti offre una copertura per la fecondazione in vitro rispetto al 20% nel 2019, prima cioè che scoppiasse la pandemia. Tra le aziende attive su questo fronte ci sono realtà note come Amazon, Target e Starbucks.
Anche se qualcuno inizia a interrogarsi sulla bontà di questa strategia, considerato che comporta esborsi tutt’altro che trascurabili. Così ad esempio Tractor Supply (catena di negozi al dettaglio americana che vende prodotti per la casa, l’agricoltura e la manutenzione di prati e giardini) ha deciso di concedere il benefit a chi è in azienda da almeno un anno.
Le esperienze italiane e il tabù
“Da un punto di vista fiscale e contributivo i contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro non concorrono, entro determinate soglie, a formare reddito da lavoro dipendente con conseguente beneficio economico sia per il datore di lavoro, che per il lavoratore”, spiega Vittorio De Luca, managing partner dello studio legale De Luca & Partners.
Continua a leggere la versione integrale pubblicata su La Repubblica.
Durante questa puntata Stefania Raviele ha approfondito i temi di inclusione e parità di genere all’interno delle organizzazioni aziendali e come queste siano chiamate a tenere conto di numerosi fattori come quelli ESG, LGBTQ+, D&I, Welfare, Gender Equality e Sostegno alla genitorialità.
Puoi guardare l’intervista completa su Rinascita Digitale.