Site icon De Luca & Partners

Trasparenza salariale, in arrivo le prime richieste dai dipendenti (Il Sole 24 Ore, 3 agosto 2026 – Vittorio De Luca)

A due mesi dal decreto. Dall’entrata in vigore del Dlgs 96/2026, il 7 giugno, secondo una survey flash condotta da Gidp, l’8% dei direttori delle risorse umane ha ricevuto domande sui salari medi.

Prime richieste di trasparenza sui salari in arrivo dai lavoratori. A quasi due mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo 96/2026, che ha recepito in Italia la direttiva Ue 2023/970, volta a rafforzare la parità di retribuzione fra uomini e donne per lo stesso lavoro, le aziende hanno già cominciato a ricevere le prime richieste di informazioni sui livelli retributivi medi, suddivisi per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro «di pari valore», come previsto dall’articolo * del decreto (la risposta scritta deve arrivare al lavoratore entro due mesi dalla richiesta).

È quanto risulta da una prima indagine del Sole !( Ore del Lunedì fra gli studi legali e i responsabili delle risorse umane di alcune aziende. Il diritto di informazione «Per quanto riguarda le imprese che seguiamo – spiega Davide Boffi, partner nell’ufficio di Milano dello studio legale internazionale Dentons e responsabile della practice di Employment and Labor in Europa e Italia – sono
arrivate diverse richieste da lavoratori dei settori farmaceutico e automobilistico.
Le aziende si stanno preparando a rispondere, ma attendono anche le indicazioni che dovrebbero arrivare dal ministero del Lavoro, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, entro i primi giorni di settembre con i decreti attuativi sull’esercizio del diritto di informazione nelle imprese sotto « & dipendenti. Potrebbero derivarne elementi utili – aggiunge Boffi – anche in via analogica».

Conferma che alcune aziende clienti sono già state sollecitate dai lavoratori. Ornella Patané, socia dello studio legale Toffoletto De Luca Tamajo, specializzato in diritto del lavoro e consulenza Hr, spiega: «Sono arrivate richieste di conoscere i livelli retributivi medi e in un caso è giunta una richiesta di avere dati retributivi medi e mediani dei dipendenti anche da parte di una Rsu, anche se allo stato non c’è un obbligo di condividere questi dati con i rappresentanti dei lavoratori, i quali possono solo supportare i dipendenti nella richiesta di informazioni. Peraltro, le aziende dovrebbero informare i lavoratori sul nuovo diritto di informazione e sulle modalità per esercitarlo».

Da una indagine flash condotta per Il Sole 24 Ore del Lunedì dall’associazione Gidp, Gruppo intersettoriale direttori del personale, fra i responsabili delle risorse umane aderenti, è emerso che al 31 luglio l’11% aveva ricevuto dai lavoratori una richiesta di informazioni sui livelli salariali medi relativi alla propria specifica mansione o ruolo. I manager delle risorse umane che hanno risposto appartengono ad aziende localizzate per il 73% nel Nord e il 68% ha in Italia oltre mille dipendenti.

Quanto alle risposte scritte da fornire ai lavoratori, il 42% dei direttori Hr coinvolti ha dichiarato che la propria azienda sta strutturando una procedura standardizzata ad hoc insieme al team legal-payroll. Il 40% ha risposto che era già previsto un sistema di «total reward», con dati pronti, e che quindi l’azienda risponderà tempestivamente, e il 18%, invece, valuterà e gestirà le richieste caso per caso, senza un processo standard.

Continua a leggere la versione integrale pubblicata su Il Sole 24Ore

Quitter la version mobile
Aller à la barre d’outils