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26.092017

Controlli sulle email aziendali: i parametri europei

La Grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, con sentenza n. 61496/08, depositata in data 5 settembre 2017, nel caso Barbulescu contro Romania, ha condannato la Romania perché i controlli disposti dal datore di lavoro privato nei confronti di un dipendente, poi licenziato per utilizzo dell’email aziendale per fini personali, non erano stati effettuati rispettando alcuni criteri necessari a garantire il giusto equilibrio tra i diversi interessi in gioco. In particolare – sulla base dell’assunto per il quale la nozione di vita privata di cui all’art. 8 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali deve includere ogni aspetto che permette all’individuo di sviluppare la propria identità sociale, compresa l’attività lavorativa – la Corte ha chiarito che i controlli del datore di lavoro sulle email spedite da un dipendente dal computer aziendale, per fini personali, possono essere ammessi solo nel rispetto di alcuni parametri. Tali parametri sono stati individuati nell’informazione preventiva, nell’impossibilità di ricorrere a misure meno intrusive e nell’esistenza di gravi motivi che spingono l’azienda al controllo. A livello europeo, dunque, sono stati ribaditi i principi fondamentali in materia di privacy nell’ambito del rapporto di lavoro, del resto, già noti alla normativa ed alla giurisprudenza italiana.