Il nostro Managing Partner, Vittorio De Luca, ha contribuito al volume “Supervisor – i professionisti dell’AI”, curato da Filippo Poletti, insieme a illustri esponenti del mondo dei professionisti che hanno arricchito il libro con il loro punto di vista e la loro esperienza.
L’Intelligenza Artificiale sta trasformando la pratica legale, migliorando ricerca, analisi documentale e gestione dei processi. Per sfruttarne appieno le potenzialità servono consapevolezza, metodo e responsabilità.

Nel nostro contributo, affrontiamo il tema dell’utilizzo dell’AI in ambito forense, soffermandoci sui benefici operativi, sui profili di rischio legale e deontologico e sull’evoluzione del ruolo del professionista. L’obiettivo è valorizzare l’innovazione tecnologica senza mai perdere di vista il controllo umano, la tutela dei dati e la conformità al quadro normativo europeo, in particolare GDPR e AI Act, come elementi imprescindibili per un uso dell’AI realmente sostenibile e professionale.
L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in azienda è in costante crescita e offre opportunità significative per migliorare efficienza, decision making e gestione dei processi. Tuttavia, introdurre soluzioni di IA senza una strategia chiara e senza una piena consapevolezza dei rischi può esporre l’organizzazione a criticità legali, reputazionali e operative.
Per questo motivo, diventa essenziale adottare un approccio strutturato che coniughi innovazione e conformità, valorizzando le potenzialità della tecnologia nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati, trasparenza e tutela dei lavoratori.

Le seguenti tips operative intendono offrire una guida pratica e multidisciplinare per un uso dell’IA aziendale consapevole, etico e conforme, in linea con il GDPR, l’AI Act e le migliori pratiche di governance e controllo umano.
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La legge n. 132/2025 – avente l’obiettivo di garantire trasparenza, correttezza e tutela della dignità dei lavoratori, promuovendo un uso etico e responsabile dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro – stabilisce che datori di lavoro e committenti, pubblici e privati, devono comunicare per iscritto ai lavoratori e alle rappresentanze sindacali (RSA/RSU) l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale nei processi che incidono sulla gestione del rapporto di lavoro.
L’obbligo si applica ogni volta che l’IA viene utilizzata per attività quali, a titolo esemplificativo, assunzione, conferimento di incarichi, assegnazione di mansioni, valutazione delle performance o cessazione del rapporto.

Cosa può fare l’azienda per essere conforme:
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I Soci e i collaboratori dello studio Legale De Luca & Partners rimangono a disposizione per tutti gli approfondimenti del caso.
Il Senato della Repubblica, nella seduta di mercoledì 17 settembre 2025, ha approvato definitivamente il disegno di legge recante “disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”, collegato alla manovra di finanza pubblica.
Per l’Italia si tratta della prima normativa nazionale in materia di A.I.
Il testo è composto da 28 articoli suddivisi in sei capi che non disciplina direttamente l’uso dell’A.I. ma affida al Governo la responsabilità di adottare decreti attuativi per regolare diversi settori.
I punti chiave del nuovo testo di legge sono rappresentati da:
Le autorità nazionali competenti sono l’AgID, quale Autorità di notifica e regolamentazione, e l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), per i profili di vigilanza e ispezione.
I settori individuati dal legislatore sono quattro: la sanità, il lavoro, la Pubblica Amministrazione e la giustizia, la scuola e lo sport.

Articolo 11 – Disposizioni sull’uso dell’intelligenza artificiale in materia di lavoro
Articolo 12 – Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro
Articolo 13 – Disposizioni in materia di professioni intellettuali
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L’Intelligenza Artificiale (IA) è ormai una componente concreta nei processi aziendali, trovando applicazione crescente soprattutto nella gestione delle risorse umane. Gli algoritmi promettono efficienza e imparzialità in attività complesse come il recruiting, la valutazione delle performance o l’assegnazione di incarichi. Tuttavia, questa promessa si accompagna a rischi rilevanti. Proprio per la loro potenziale incidenza sui diritti fondamentali, i sistemi di IA impiegati nel contesto lavorativo sono oggi considerati “tecnologie ad alto rischio”, soggette a obblighi stringenti di trasparenza, supervisione umana e valutazione dell’impatto sui lavoratori.
In questo scenario si inseriscono le “Linee Guida per l’utilizzo di sistemi di Intelligenza Artificiale nel contesto lavorativo” pubblicate recentemente dal Ministero del Lavoro: non una norma vincolante, ma un documento strategico che rappresenta un chiaro indirizzo politico e culturale per il tessuto produttivo italiano, con un’attenzione particolare alle PMI. L’obiettivo è duplice: promuovere un’adozione consapevole dell’IA e assicurare la piena tutela dei diritti dei lavoratori.
Il documento si basa su un messaggio inequivocabile: l’IA non può essere una “scatola nera” che decide in modo opaco e incontestabile. Anche quando la tecnologia è sviluppata da terzi, la responsabilità ultima resta sempre in capo al datore di lavoro. Per le imprese, si tratta di passare da una fase sperimentale a una gestione strutturata, in linea con principi di compliance e sostenibilità.

I quattro pilastri delle linee guida all’utilizzo dell’IA
Il documento ministeriale si articola attorno a quattro direttrici fondamentali, che formalizzano obblighi già rinvenibili nell’attuale quadro normativo e giurisprudenziale, rafforzandone l’applicazione in chiave preventiva.
Le decisioni che influiscono sulla posizione giuridica del lavoratore – assunzioni, promozioni, valutazioni, provvedimenti disciplinari o licenziamenti – non possono essere lasciate alla sola valutazione algoritmica. È necessario un controllo umano effettivo, consapevole e tracciabile da parte di una figura competente e legittimata. Questa figura deve essere in grado di comprendere, validare o anche disattendere le indicazioni della macchina, assumendosi piena responsabilità della decisione finale.
Le aziende devono informare in modo chiaro e accessibile i lavoratori sull’impiego dell’IA nei processi che li riguardano. Non è sufficiente una comunicazione generica: occorre spiegare quali dati sono trattati (CV, performance, test attitudinali), quali logiche e criteri l’algoritmo utilizza e quale impatto abbia sulla decisione finale. Il principio guida è la “intelligibilità”: il sistema dev’essere spiegabile, comprensibile e contestabile.
Coerentemente con l’AI Act europeo, l’utilizzo dell’IA in ambito HR è qualificato come attività ad alto rischio. Ne deriva un obbligo per il datore di lavoro di effettuare, prima della messa in esercizio, una valutazione d’impatto che tenga conto dei possibili effetti discriminatori, della tutela della privacy e della qualità dei dati utilizzati. Le Linee Guida sollecitano anche l’introduzione di audit periodici e controlli sistematici sul funzionamento degli algoritmi.
L’impresa deve sapere quali sistemi di IA sta utilizzando, dove, per quali finalità e chi ne è responsabile. La responsabilità non è delegabile al fornitore della tecnologia: è l’organizzazione a dover garantire un uso corretto ed etico dei sistemi, attraverso una governance interna adeguata. La mappatura dei sistemi e la definizione dei ruoli interni rappresentano un requisito essenziale per il rispetto del principio di accountability.
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