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Per dedurre la provvigione non basta che l’affare sia chiuso (Corte di Cassazione n. 9539/2011)

La Corte di Cassazione è intervenuta sulla competenza ai fini fiscali dei costi sostenuti per le provvigioni spettanti agli agenti di commercio.
Il giudizio ha analizzato il rapporto tra l’applicazione del principio della competenza economica per la deducibilità dei costi ex art. 109 del TUIR delle provvigioni di agenzia ed il disposto del comma 1 dell’art. 1748 cod. civ.secondo cui “per tutti gli affari conclusi durante il contratto l’agente ha diritto alla provvigione quando l’operazione è stata conclusa per effetto del suo intervento”. Il successivo comma 4 prevede che “Salvo che sia diversamente pattuito, la provvigione spetta all’agente dal momento e nella misura in cui il preponente ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione in base al contratto concluso con il terzo”. Nella sentenza si osserva che per dedurre le provvigioni passive, non è sufficiente che il preponente e il terzo-cliente concludano l’affare, procurato dall’agente, ma è necessario che il preponente esegua la prestazione prevista contrattualmente e registri il ricavo.

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