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28.082017

Il diritto alle mansioni superiori va accertato da un punto di vista qualitativo

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 19725 dell’8 agosto 2017, ha affermato il principio secondo il quale in presenza di mansioni promiscue, l’analisi finalizzata a verificare se il lavoratore abbia diritto alla qualifica superiore rispetto a quella assegnata, deve essere effettuata non sulla base di un semplice confronto quantitativo tra le mansioni medesime (ad esempio sulla base delle ore lavorate), ma mediante un’indagine di tipo qualitativo in relazione alla maggiore complessità professionale delle attività assegnate. In particolare, la Corte, confermando i giudizi di merito, ha accolto la posizione di un gruppo di lavoratori che, per sostituire alcuni responsabili, erano stati adibiti a mansioni superiori per alcuni giorni al mese in un periodo di oltre tre anni. In tale quadro, ad avviso della Corte, i predetti lavoratori, nonostante le mansioni inferiori fossero state espletate per un numero di ore superiore rispetto a quelle con maggiore contenuto professionale, avevano diritto a vedersi riconoscere il livello di inquadramento contrattualmente superiore e le relative differenze retributive. Pertanto, stando al tenore della pronuncia in esame, nella comparazione tra le mansioni promiscue, a prevalere sono quelle maggiormente significative sul piano professionale, purché non espletate in via sporadica o occasionale.