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Diritto del Lavoro e Intelligenza Artificiale: Rischi e Compliance

Categorie: Insights, Pubblicazioni, News, Pubblicazioni | Tag: compliance, Intelligenza Artificiale

02 Gen 2026

Intelligenza artificiale e lavoro: cosa significa per le aziende

Per le aziende, l’intelligenza artificiale applicata al lavoro rappresenta una trasformazione profonda dei processi decisionali che incidono direttamente sulle persone. L’AI non si limita ad automatizzare attività operative, ma interviene nella gestione del personale, influenzando selezione, valutazione, organizzazione e talvolta decisioni con effetti giuridici rilevanti. Questo spostamento del potere decisionale verso strumenti algoritmici impone di ripensare l’organizzazione del lavoro in chiave non solo tecnologica, ma anche giuridica, tenendo conto delle tutele previste dal diritto del lavoro e dalla normativa in materia di protezione dei dati.

La definizione: cos’è l’AI applicata ai processi HR

L’AI applicata ai processi HR consiste nell’utilizzo di sistemi che analizzano dati personali di candidati e lavoratori per generare valutazioni, previsioni o raccomandazioni che orientano le decisioni aziendali. Dal punto di vista giuridico, questi strumenti rientrano spesso nella nozione di profilazione e, in alcuni casi, di decisione automatizzata. Ciò comporta che il loro utilizzo non possa essere lasciato alla sola logica dell’efficienza, ma debba essere inquadrato in un sistema di regole che garantisca correttezza, proporzionalità e rispetto dei diritti individuali.

Esempi pratici: AI nella selezione, valutazione performance e organizzazione turni

Nella selezione del personale, l’AI viene impiegata per filtrare e classificare i candidati, spesso già nelle fasi iniziali del processo di recruiting. Nella valutazione delle performance, può supportare l’analisi di indicatori quantitativi e comportamentali, incidendo su giudizi, premi o percorsi di carriera. Nell’organizzazione dei turni, l’AI consente di ottimizzare risorse e carichi di lavoro. In tutti questi ambiti, l’output dell’algoritmo non è neutro: orienta scelte che producono effetti concreti sul rapporto di lavoro e che devono quindi essere giuridicamente sostenibili.

Decisione umana vs. automatismo: il principio del “controllo umano” 

Il principio del controllo umano rappresenta uno snodo centrale nell’utilizzo dell’AI in ambito lavoristico. La normativa europea impone che le decisioni che producono effetti giuridici o incidono significativamente sulla persona non siano affidate esclusivamente a un sistema automatizzato. Ciò significa che l’intervento umano deve essere reale, consapevole e in grado di incidere sull’esito finale. Dal punto di vista legale, il controllo umano è anche lo strumento che consente di attribuire responsabilità, motivare le decisioni e difenderle in caso di contestazione.

I Rischi dell’AI: oltre la “perdita dei posti di lavoro”

Il tema della perdita dei posti di lavoro è solo uno degli aspetti del dibattito. Per le aziende, i rischi più immediati riguardano l’esposizione a responsabilità legali e sanzioni. L’uso non governato dell’AI può compromettere la legittimità dei processi decisionali, generare contenziosi e incidere negativamente sulla reputazione aziendale. In questo senso, l’AI non è solo una questione tecnologica, ma un fattore di rischio giuridico che deve essere gestito con attenzione.

Dal “lavoro a rischio” al “rischio legale”: i veri pericoli per l’azienda

Il vero pericolo per l’azienda emerge quando l’AI viene utilizzata senza una preventiva valutazione degli impatti giuridici. Decisioni opache, non spiegabili o basate su dati trattati in modo improprio possono essere facilmente contestate. Il rischio legale si manifesta quando l’azienda non è in grado di dimostrare di aver adottato un approccio diligente e proporzionato nell’uso della tecnologia.

Rischio n.1: Discriminazione algoritmica (bias in assunzioni e valutazioni)

I sistemi di AI possono riprodurre o amplificare bias presenti nei dati di addestramento, producendo effetti discriminatori anche involontari. In ambito HR, questo rischio assume una particolare rilevanza perché incide su accesso al lavoro, progressioni di carriera e condizioni contrattuali. Dal punto di vista legale, la discriminazione algoritmica può tradursi in violazioni della normativa antidiscriminatoria, con conseguenze rilevanti in termini di responsabilità e contenzioso.

Rischio n.2: Violazione GDPR e privacy dei lavoratori

L’AI applicata ai processi HR comporta trattamenti di dati personali complessi e spesso su larga scala. Se le finalità non sono chiaramente definite, le basi giuridiche non adeguate o le informative carenti, il rischio di violazioni del GDPR è elevato. In ambito lavoristico, la posizione di subordinazione del dipendente impone un livello di tutela particolarmente rigoroso, che rende indispensabile un approccio prudente e strutturato.

Rischio n.3: Decisioni automatizzate e ambiti sensibili (sanzioni, dati art. 9) 

L’utilizzo dell’AI in decisioni che incidono significativamente sulla posizione del lavoratore, come sanzioni disciplinari o valutazioni individuali determinanti, solleva criticità rilevanti. In questi casi, l’automatismo è difficilmente compatibile con i principi di proporzionalità e correttezza che caratterizzano il diritto del lavoro. L’intervento umano deve essere sostanziale e documentato, per garantire la legittimità della decisione.

Come utilizzare l’intelligenza artificiale in modo conforme: i 7 consigli legali

1. Audit e valutazione d’impatto (DPIA) con il DPO

Quando l’AI entra in processi HR, la prima domanda non è “cosa può fare”, ma “che impatto produce sui diritti delle persone”. Proprio perché selezione, valutazione e organizzazione incidono sulla sfera professionale del lavoratore, la DPIA diventa spesso il passaggio più prudente (e, in molti casi, necessario) per dimostrare che l’azienda ha valutato ex ante rischi, misure di mitigazione e alternative meno invasive. Il coinvolgimento del DPO è essenziale non solo per la compliance GDPR, ma perché consente di impostare correttamente presupposti, basi giuridiche, retention e misure di sicurezza, evitando di scoprire criticità solo quando emergono contestazioni o controlli.

2. Mappatura dei processi e documentazione (registro trattamenti AI)

Mappare i processi significa individuare dove l’AI interviene, quali dati utilizza, quali output produce e soprattutto come tali output vengono utilizzati nelle decisioni HR. La documentazione (anche attraverso un registro interno dedicato ai trattamenti AI) serve a dimostrare accountability e a rendere difendibili le scelte: in sede ispettiva o giudiziale, la domanda tipica è se l’azienda fosse in grado di spiegare logiche, finalità e presidi adottati.

3. Policy e informative per dipendenti e sindacati

L’AI in ambito lavoristico richiede trasparenza, non solo per obbligo normativo ma per ridurre il rischio di conflittualità. Le policy interne chiariscono regole d’uso, limiti, responsabilità e divieti (ad esempio su quali dati non devono essere inseriti nei tool e su quali decisioni non possono essere automatizzate). Le informative privacy, invece, devono spiegare in modo comprensibile finalità, categorie di dati, logiche generali e impatti sui lavoratori. Quando la tecnologia incide sull’organizzazione del lavoro, inoltre, la corretta gestione delle relazioni sindacali e degli obblighi di informazione/consultazione diventa un elemento di stabilità: comunicare bene e per tempo evita che l’AI venga percepita come uno strumento opaco di controllo.

4. Governance: un comitato interno (HR, IT, Legale, DPO)

L’errore più comune è trattare l’AI come un progetto IT. In realtà, nei processi HR l’AI è un tema di governance, perché combina decisioni su persone, trattamento dati e organizzazione del lavoro. Un comitato interno con HR, IT, funzione legale e DPO consente di gestire l’intero ciclo di vita del sistema: selezione del tool, valutazione rischi, definizione dei casi d’uso ammessi, controlli periodici, gestione degli incidenti e aggiornamenti. Dal punto di vista giuridico, questa governance è anche il modo più efficace per attribuire responsabilità e dimostrare diligenza organizzativa.

5. Formazione manager per un controllo umano “effettivo”

Il controllo umano non è una firma in calce. Per essere “effettivo”, chi decide deve essere in grado di capire cosa sta validando: quali variabili ha considerato il sistema, quali sono i limiti noti, quando l’output è inattendibile o potenzialmente distorto. La formazione dei manager serve proprio a evitare la deriva dell’automatismo psicologico, cioè la tendenza a fidarsi dell’algoritmo perché “sembra oggettivo”. In ambito lavoristico questo è un punto cruciale, perché decisioni su performance, turni o selezione devono restare contestualizzate e proporzionate, e questo richiede competenze minime per interpretare criticamente l’output.

6. Spiegabilità (Explainability) e tracciabilità delle decisioni

In ambito HR, non basta che una decisione sia “corretta”: deve poter essere motivata e ricostruita. La spiegabilità riguarda la possibilità di comprendere, almeno a livello generale, le logiche che hanno portato a un certo output; la tracciabilità riguarda la possibilità di documentare chi ha consultato il sistema, quali dati sono stati utilizzati, quale output è stato generato e come è stato impiegato nella decisione finale. Questi elementi sono fondamentali per gestire richieste dei lavoratori, reclami, verifiche ispettive e contenziosi. In pratica, la spiegabilità e la tracciabilità trasformano l’uso dell’AI da “atto di fede” a processo controllabile e difendibile.

7. Adeguamento contrattuale con i fornitori di AI 

Il contratto con il fornitore è spesso il punto in cui la compliance fallisce, perché si accetta una soluzione “chiavi in mano” senza pretendere garanzie adeguate. In un contesto HR, è essenziale regolare in modo puntuale aspetti come ruoli privacy (titolare/responsabile), misure di sicurezza, localizzazione e accessi ai dati, logiche del sistema, supporto alla DPIA, diritti di audit, gestione degli incidenti e responsabilità in caso di errori o bias. Dal punto di vista legale, un contratto ben strutturato è anche uno strumento di governo del rischio: se il vendor non garantisce trasparenza e controllabilità, l’azienda resta esposta pur avendo “comprato” un prodotto conforme sulla carta.

Domande Frequenti (FAQ)

Posso usare ChatGPT per valutare i dipendenti?

Strumenti come ChatGPT possono essere utilizzati come supporto operativo, ad esempio per attività di analisi o sintesi, ma non possono costituire la base esclusiva di valutazioni individuali. Quando l’output incide sul rapporto di lavoro, è necessario garantire un controllo umano effettivo e una struttura decisionale che consenta di motivare e difendere le scelte adottate.

L’intelligenza artificiale può decidere una sanzione disciplinare?

Una sanzione disciplinare non può essere il risultato diretto di una decisione automatizzata. Anche se l’AI può supportare la raccolta o l’analisi delle informazioni, la valutazione finale deve restare umana e deve tenere conto del contesto e delle specificità del caso, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto del lavoro.

Cosa devo scrivere nell’informativa privacy sull’uso dell’AI?

L’informativa deve indicare in modo chiaro se e come vengono utilizzati sistemi di AI, spiegando le finalità, le logiche generali di funzionamento e le conseguenze per i lavoratori. Una comunicazione trasparente consente di ridurre il rischio di contestazioni e di dimostrare l’adozione di un approccio corretto e responsabile.

Chi è responsabile se l’AI commette un errore o discrimina?

La responsabilità resta in capo all’azienda che utilizza il sistema. Anche quando l’AI è fornita da terzi, il datore di lavoro è chiamato a rispondere delle decisioni adottate e dei loro effetti. Questo rende fondamentale una gestione attenta dei rapporti con i fornitori e una chiara definizione delle responsabilità interne.

Giurisprudenza e approfondimenti

Intelligenza Artificiale e lavoro: le Linee Guida del Ministero tra innovazione e tutela dei diritti (Econopoly de Il Sole 24 Ore, 27 agosto 2025 – Martina De Angeli, Alesia Hima)

Intelligenza Artificiale in azienda: opportunità e rischi da conoscere

Come gestire l’intelligenza artificiale in azienda: guida per dirigenti (Agenda Digitale – 4 aprile 2025, Martina De Angeli)

Intelligenza Artificiale e Risorse Umane: a quali sfide deve prepararsi un HR Manager? (AIDP, 27 marzo 2024 – Stefania Raviele, Martina De Angeli)

Lo sai che dal 10 ottobre è entrato in vigore l’obbligo di informare i lavoratori sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei rapporti di lavoro?

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