Categorie: Insights, Giurisprudenza

Tag: Licenziamento per giustificato motivo oggettivo, mutamento assetto organizzativo, ridistribuzione di determinate mansioni


8 Gen 2018

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: ridistribuzione delle mansioni ed aumento di profitti

La Corte di Cassazione, con la sentenza 29238 del 6 dicembre 2017, si è nuovamente pronunciata in merito alla legittimità del licenziamento per soppressione della posizione lavorativa avvenuta in seguito ad una riorganizzazione volta a favorire un aumento dell’efficienza e della redditività dell’azienda. Innanzitutto la Suprema Corte ha integralmente confermato la pronuncia d’appello impugnata dal lavoratore licenziato, dando continuità a quell’orientamento secondo cui il giustificato motivo oggettivo è ravvisabile anche soltanto in una diversa ripartizione di determinate mansioni fra il personale in servizio, se attuata “a fini di una più efficiente gestione aziendale”. In altre parole, secondo la Corte, certe mansioni possono essere ridistribuite fra più lavoratori, con “il risultato finale di far emergere come in esubero la posizione lavorativa di quel dipendente che vi era addetto in modo esclusivo”. Inoltre a parere della Corte un licenziamento per giustificato motivo oggettivo non deve necessariamente consistere in uno stato di crisi aziendale. Invero, “ai fini della legittimità del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di un’individuata posizione lavorativa”.

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