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Tag: buoni pasto


10 Mar 2021

Buono pasto sostitutivo per il dipendente turnista (Norme & Tributi Plus Diritto – Il Sole 24 Ore, 10 marzo 2021 – Enrico De Luca, Claudia Cerbone)

Al dipendente che effettua un orario di lavoro giornaliero eccedente le 6 ore, deve essere riconosciuto il buono pasto sostitutivo se non può usufruire del servizio mensa ovvero se, per ragioni di servizio, non riesce ad effettuare la pausa.

È questo il principio espresso dalla Corte di Cassazione, la quale, con la sentenza n. 5547 del 1° marzo 2021, tornando nuovamente ad affrontare la tematica dei buoni pasto, fa chiarezza su un aspetto lacunoso della contrattazione collettiva del comparto Sanità, formando un importante precedente per le aziende sanitarie che non riconoscono al personale turnista la pausa, in nome della continuità del servizio da garantire.

Il caso sul quale è stata chiamata a pronunciarsi la Corte è relativo ad un dipendente di una azienda ospedaliera che svolgeva un turno pomeridiano di 7 ore (dalle 13:00 alle 20:00) ed un turno serale di 11 ore (dalle 20:00 alle 7:00). Il dipendente, infatti, non poteva usufruire del servizio di mensa offerto dall’azienda ospedaliera in quanto l’attività di assistenza dallo stesso prestata non poteva essere sospesa e in ogni caso non era previsto un servizio di mensa serale.

Il Tribunale e la Corte d’Appello di Messina accolgono il ricorso del dipendente accertando il diritto di quest’ultimo a vedersi riconosciuti i buoni pasto per ogni turno di lavoro che eccedeva le 6 ore, nonché il risarcimento del danno per aver provveduto a proprie spese al pasto giornaliero.

In particolare, secondo la Corte territoriale il diritto al riconoscimento dei buoni pasto trova fondamento dal combinato disposto dell’art. 29, comma 2, del contratto collettivo integrativo del comparto Sanità e dell’art. 8 del Decreto Legislativo 66/2003 dai quali si evince che il diritto alla mensa deve essere identificato con il diritto alla pausa e che, pertanto, deve essere riconosciuto a tutti i dipendenti che effettuano un orario di lavoro giornaliero eccedente le 6 ore.

L’azienda ospedaliera presenta ricorso in Cassazione sulla base di un unico motivo di diritto, per avere la Corte d’Appello, con la sentenza impugnata, erroneamente configurato il diritto alla pausa con il diritto alla mensa. L’azienda, in particolare, deduce, da un lato, che il criterio per riconoscere il diritto alla mensa è l’impossibilità di pranzare fuori dal luogo di lavoro in relazione all’articolazione dell’orario di lavoro e, dall’altro, che l’art. 8 del D.lgs. 66/2003 disciplina esclusivamente il diritto alla pausa e non anche il diritto alla mensa, essendo di fatto solo una possibilità quella di consumare il pasto durante la pausa.

Continua a leggere la versione integrale pubblicata su Norme & Tributi Plus Diritto de Il Sole 24 Ore.

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