Categorie: Insights, Lo sai che

Tag: Direttiva UE, Parità salariale


3 Apr 2025

Nuova Direttiva UE 970/2023: cosa prevede la trasparenza retributiva?

La Direttiva UE 970/2023 impone alle aziende di adottare misure concrete per garantire la parità salariale tra uomini e donne, stabilendo requisiti stringenti per la trasparenza retributiva e la protezione contro le discriminazioni salariali.

Ma cosa significa concretamente per le aziende e per i lavoratori?

Una delle principali novità riguarda l’obbligo per i candidati di ricevere, già prima dell’assunzione, informazioni chiare e dettagliate sulla retribuzione iniziale o sulla fascia salariale associata alla posizione offerta. Tali informazioni devono essere neutre rispetto al genere, in modo da prevenire ogni tipo di discriminazione. Inoltre, i datori di lavoro non possono chiedere ai candidati informazioni sui precedenti stipendi, per evitare che passate esperienze retributive influenzino in modo ingiusto l’offerta salariale.

Inoltre, i datori di lavoro saranno tenuti a garantire una completa trasparenza sui criteri utilizzati per determinare la retribuzione e per definire i percorsi di progressione salariale. Ogni lavoratore, infatti, dovrà essere in grado di comprendere come viene definito il proprio stipendio e come possono evolversi le sue condizioni economiche nel tempo. In ogni caso, gli Stati membri possono esentare i datori di lavoro con meno di 50 dipendenti dall’obbligo di rendere accessibili i criteri per la progressione retributiva. Tuttavia, tale esenzione non si applica all’obbligo di fornire informazioni sui livelli retributivi individuali e medi, che rimane valido per tutte le aziende.

Le nuove regole si applicano a tutte le imprese, ma gli obblighi di rendicontazione variano a seconda della dimensione aziendale: le imprese con oltre 250 dipendenti devono adeguarsi entro il 7 giugno 2027, quelle con oltre 100 dipendenti entro il 7 giugno 2031.

In caso di discriminazioni retributive, la Direttiva prevede che i lavoratori possano avviare azioni legali. Nello specifico, se un lavoratore ritiene di essere stato discriminato rispetto a colleghi di sesso opposto, potrà agire in giudizio e, in tal caso, sarà in capo al datore di lavoro l’onere di dimostrare di non aver attuato alcuna discriminazione. Qualora la discriminazione venga accertata, il lavoratore avrà diritto al risarcimento integrale delle retribuzioni arretrate, al pagamento di eventuali premi e, in alcuni casi, anche al risarcimento per danno morale.

Un altro aspetto cruciale riguarda le sanzioni previste dalla Direttiva: gli Stati membri sono tenuti a introdurre misure che siano effettive, proporzionate e dissuasive. Le aziende che non rispettano le disposizioni rischiano sanzioni, che possono aumentare in caso di inadempimento reiterato. Pertanto, è fondamentale per le imprese adeguarsi tempestivamente alla Direttiva, per evitare conseguenze legali e danni reputazionali.

Infine, la Direttiva promuove il dialogo sociale tra le aziende e le parti sociali, affinché ci sia una collaborazione attiva nel ridurre le discriminazioni salariali.

Le aziende hanno tempo fino al 7 giugno 2026 per adattarsi alla Direttiva, ma agire in anticipo è essenziale per evitare sanzioni e per sfruttare i benefici di un ambiente di lavoro più equo.

Altri insights correlati: 

Iscriviti alla newsletter

Contattaci

Hai bisogno di informazioni? Scrivici e il nostro team di esperti ti risponderà il prima possibile.

Compila il form

Altre news e insights

3 Ago 2026

Trasparenza salariale, in arrivo le prime richieste dai dipendenti (Il Sole 24 Ore, 3 agosto 2026 – Vittorio De Luca)

A due mesi dal decreto. Dall’entrata in vigore del Dlgs 96/2026, il 7 giugno, secondo una survey flash condotta da Gidp, l’8% dei direttori delle risorse umane ha…

30 Lug 2026

Controlli aziendali e tutela dei dati: quale equilibrio?

Con una recente sentenza del Tribunale di Pisa n. 800 del 13 giugno 2026 si affronta un tema di particolare interesse per le aziende: il delicato equilibrio tra…

30 Lug 2026

Licenziamento illegittimo e reintegra: il lavoratore deve restituire l’indennità di preavviso 

Con l’ordinanza n. 22187 del 28 giugno 2026, la Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della restituzione dell’indennità sostitutiva del preavviso corrisposta al lavoratore in caso…

30 Lug 2026

Lo sai che… l’incapacità naturale del lavoratore non impedisce la decorrenza del termine per impugnare il licenziamento?

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23486 del 18 luglio 2026, hanno affermato che lo stato di incapacità naturale del lavoratore destinatario della…

22 Lug 2026

Il dipendente non può indirizzare i clienti verso un concorrente prima delle dimissioni (Camera di Commercio Francese in Italia, 22 luglio 2026 – Vittorio De Luca, Silvia Zulato)

Con l’ordinanza n. 1723 del 26 maggio 2026, la Corte di Cassazione italiana ha confermato la responsabilità di un dipendente che, prima della cessazione del rapporto di lavoro, aveva indirizzato…

20 Lug 2026

Accesso alla Naspi (Top24 Lavoro Ai – Il Sole 24 Ore, 20 luglio 2026 – Vittorio De Luca e Alessandra Zilla)

Disciplina Normativa La Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASpI), istituita con il Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 22, rappresenta il principale strumento di sostegno al reddito per i…