Accredito dello stipendio a rischio per false comunicazioni sull’Iban dei dipendenti (Norme & Tributi Plus Lavoro de Il Sole 24 Ore, 19 dicembre 2024 – Vittorio De Luca, Martina De Angeli)
Allerta sul rischio di frodi legate all’aggiornamento delle coordinate bancarie del dipendente
In un mondo del lavoro oramai digitale, il rischio di subire truffe connesse al ricevimento di e-mail fraudolente sta diventando una minaccia sempre più crescente per le aziende. Una delle modalità di azione più ingannevoli e difficili da individuare riguarda la apparente richiesta, da parte di un dipendente dell’organizzazione aziendale, di aggiornamento delle proprie coordinate bancarie sulle quali viene accreditato lo stipendio. Spesso, queste richieste vengono formulate attraverso comunicazioni che sembrano veritiere ma lo sono solo in apparenza. In realtà, rientrano in un più ampio disegno criminale finalizzato a sottrarre denaro e a compromettere la sicurezza informatica dell’azienda target.
Di cosa si tratta
Le truffe connesse all’aggiornamento delle coordinate bancarie, note anche con la definizione di “Business Email Compromise” (BEC), rappresentano una delle forme di attacco informatico più insidiose. Gli autori dell’illecito creano una finta casella di posta elettronica aziendale di un dipendente, o hackerano direttamente la sua casella mail aziendale, e inviano comunicazioni falsificate che, ad una prima lettura, sembrano realmente essere state predisposte dal dipendente (vittima assieme all’azienda). Le finte comunicazioni vengono inviate agli uffici delle Risorse Umane o agli HR Manager informandoli della modifica delle coordinate bancarie. Riportando i nuovi estremi di conto, ovviamente controllate dai truffatori, si richiede che su di essi siano accreditati i prossimi stipendi.
Come avviene la truffa
Premesso che il modus operandi può variare anche affinandosi nel tempo, in linea generale, i passaggi comuni sono i seguenti.
Raccolta delle informazioni. I truffatori si inseriscono silentemente nelle comunicazioni aziendali, solitamente tramite attacchi di phishing che permettono loro di raccogliere informazioni come indirizzi e-mail, dettagli sui dipendenti oppure modalità di scrittura delle mail.
Creazione della e-mail fraudolenta. Utilizzando le informazioni raccolte, i truffatori predispongono una e-mail che sembra realmente provenire dal dipendente dell’organizzazione individuato. La mail potrebbe essere impostata come “urgente”, richiedendo la modifica delle coordinate bancarie per “motivi amministrativi” o a causa di un “errore”. Accade che vengano inclusi dettagli personali del dipendente per rendere l’e-mail quanto più credibile possibile.
Richiesta di aggiornamento dell’IBAN. Il contenuto della e-mail è semplice. I suoi autori chiedono esplicitamente che vengano modificati i dati bancari. Il fine è che il destinatario sia indotto a credere che si tratti di una richiesta legittima e quindi proceda, senza indugio, con l’aggiornamento dell’IBAN.
Elusione delle verifiche. Per evitare quanto più possibile il sorgere di eventuali dubbi o richieste di verifica da parte del destinatario, i truffatori possono utilizzare la pressione temporale, sostenendo che la modifica deve essere effettuata immediatamente per evitare interruzioni nei pagamenti o per altre ragioni urgenti.
Frode e trasferimento dei fondi. Una volta che gli importi vengono accreditati sul nuovo IBAN, i truffatori li trasferiscono rapidamente su conti bancari a loro favore comportando una reale difficoltà di tracciamento o recuperabilità del denaro versato.
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