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26 Mag 2015

Obbligazione di mezzi per il contratto di consulenza aziendale (Il Quotidiano del lavoro – Il Sole 24 Ore, 27 maggio 2015)

Esprimendosi su una decisione della Corte d’appello di Lecce,la Sesta Sezione Civile della Corte di cassazione, con la sentenza del 22 maggio 2015, n. 10681, è tornata a pronunciarsi in merito alla distinzione tra obbligazione di mezzi e obbligazione di risultato nella prestazione di servizi di consulenza.

Nel caso di specie due società avevano sottoscritto un contratto di consulenza aziendale che prevedeva, come corrispettivo per la società di consulenza, un compenso fisso mensile e un compenso aggiuntivo collegato al fatturato derivante dall’acquisizione di nuovi clienti. La consulente aveva convenuto in giudizio la committente per sentirla condannare al pagamento di fatture insolute relative a prestazioni di consulenza e al risarcimento di danni conseguenti. La convenuta, costituendosi in giudizio, aveva eccepito il mancato adempimento della società di consulenza alle obbligazioni dedotte in contratto e, con domanda riconvenzionale, aveva richiesto la condanna della stessa alla restituzione degli importi già corrisposti.
Il Tribunale adito aveva accolto parzialmente la domanda dell’attrice società di consulenza, condannando la convenuta al pagamento della componente fissa del compenso contrattualmente pattuito e rigettando la domanda riconvenzionale della convenuta. La società committente aveva dunque proposto appello, lamentando l’erronea interpretazione del contratto che, contrariamente da quanto ritenuto dal tribunale, prevedeva obbligazioni di risultato che erano rimaste inadempiute, conseguendone la ripetibilità dei compensi indebitamente corrisposti alla società consulente.
La Corte d’appello, pronunciandosi, aveva sostanzialmente confermato la decisione di primo grado rilevando che:
(a) il contratto aveva ad oggetto la prestazione di servizi di consulenza, tipica obbligazione di mezzi e non di risultato;
(b) la controprestazione della committente era rappresentata da un compenso fisso mensile che doveva essere riconosciuto solo per la consulenza prestata, indipendentemente dal conseguimento di un risultato;
(c) era prevista nel contratto una forma di remunerazione aggiuntiva dei risultati eventualmente ottenuti;
(d) erano previste in contratto determinate penali in caso di mancato raggiungimento di determinati obiettivi per effetto della consulenza prestata.
La committente, soccombente anche in sede di gravame, proponeva dunque ricorso in Cassazione, la quale tuttavia confermava la correttezza di quanto deciso in primo e secondo grado. Dichiarando infondati tutti i motivi di ricorso, in particolare, la Suprema corte ha confermato il principio già espresso con precedenti pronunce, secondo cui «la distinzione tra obbligazione di risultato e obbligazione di mezzi (entrambe dirette a far conseguire una utilitas al creditore della prestazione) non perde rilevanza nella giurisprudenza di questa Corte, ma, nel primo caso, il risultato stesso è in rapporto di causalità necessaria con l’attività del debitore, non dipendendo da alcun fattore ad essa estraneo, mentre nell’obbligazione “di mezzi” il risultato dipende, oltre che dal comportamento del debitore, da fattori ulteriori e concomitanti non controllabili dall’obbligato; ne consegue che il debitore “di mezzi” prova l’esatto adempimento dimostrando di aver osservato le regole dell’arte e di essersi conformato ai protocolli dell’attività, mentre (differentemente dall’obbligato ad un risultato) non ha l’onere di provare che il risultato è mancato per cause a lui non imputabili».Fonte:

Il Quotidiano del Lavoro – Il Sole 24 Ore
www.quotidianolavoro.ilsole24ore.com/art/contenzioso-e-giurisprudenza/2015-05-26/contratto-prestazione-servizi-consulenza-obbligazione-mezzi-o-risultato%20-162455.php

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