Categorie: Insights, Pubblicazioni · News, Pubblicazioni

Tag: Datore di lavoro, Licenziamento


15 Apr 2026

Valido il licenziamento per un messaggio inviato in una chat WhatsApp (Camera di Commercio Italo-Francese, 15 aprile 2026 – Vittorio De Luca, Silvia Zulato)

Con l’ordinanza n. 7982 del 31 marzo 2026, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ha affermato che un messaggio inviato all’interno di una chat privata può integrare una giusta causa di licenziamento quando, per contenuto e modalità di diffusione, sia idoneo a ledere il rapporto fiduciario con il datore di lavoro.

Il caso trae origine dal licenziamento di una lavoratrice, direttrice di un ufficio, che aveva inviato un messaggio vocale in una chat WhatsApp nel quale, oltre a esprimere giudizi offensivi nei confronti di colleghi e superiori, aveva divulgato informazioni interne relative alle modalità di controllo del green pass e indicato possibili soluzioni per eludere tali controlli. Il contenuto del messaggio era stato successivamente diffuso anche all’esterno, risultando accessibile su una pagina Facebook.

La Corte d’Appello di Venezia aveva ritenuto legittimo il licenziamento, valorizzando la gravità complessiva della condotta, il ruolo ricoperto dalla lavoratrice e il potenziale pregiudizio per l’organizzazione aziendale e per le misure di sicurezza adottate.

La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione. In primo luogo, i giudici di legittimità hanno escluso che la natura “privata” della chat WhatsApp sia di per sé sufficiente a escludere la rilevanza disciplinare della condotta. Il fatto che la comunicazione sia avvenuta all’interno di un gruppo implica infatti la presenza di più destinatari, qualificabili come soggetti terzi rispetto all’autore della dichiarazione.

Sotto un diverso profilo, la Suprema Corte ha attribuito particolare rilievo al contenuto del messaggio, ritenuto connotato da un’evidente intenzionalità lesiva. Le espressioni offensive rivolte a colleghi e superiori, unite alla diffusione di informazioni aziendali riservate e all’indicazione di modalità per aggirare procedure interne, sono state considerate idonee a compromettere in modo significativo il rapporto fiduciario.

La Corte ha inoltre distinto tra la volontà di rendere la dichiarazione all’interno della chat e la successiva diffusione del messaggio all’esterno. In particolare, i giudici hanno chiarito che, anche in assenza di una prova della volontà di divulgazione, la prevedibilità della circolazione del contenuto al di fuori del gruppo è sufficiente a fondare un profilo di responsabilità, contribuendo ad accrescere la gravità complessiva della condotta.

In tale prospettiva, la circostanza che la comunicazione sia avvenuta tramite uno strumento riconducibile alla sfera privata non è stata ritenuta idonea a neutralizzare il disvalore disciplinare del comportamento, soprattutto quando il contenuto del messaggio presenti un carattere oggettivamente lesivo per l’organizzazione aziendale.

La pronuncia conferma quindi che anche le comunicazioni effettuate all’interno di chat private possono assumere rilievo disciplinare e giustificare il licenziamento, qualora siano idonee a ledere gli interessi del datore di lavoro e a compromettere in modo grave il vincolo fiduciario.

Iscriviti alla newsletter

Contattaci

Hai bisogno di informazioni? Scrivici e il nostro team di esperti ti risponderà il prima possibile.

Compila il form

Altre news e insights

22 Ott 2026

Accesso alla Naspi alla luce della recente giurisprudenza (Top24 Lavoro Ai – Il Sole 24 Ore, 22 ottobre 2026 – Vittorio De Luca e Alessandra Zilla)

La Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASpI), istituita con il Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 22, rappresenta il principale strumento di sostegno al reddito per i lavoratori…

19 Ott 2026

Dall’innovazione alla governance: l’impatto dell’AI Act sui processi HR tra compliance, trasparenza e responsabilità (AIDP – HR Online, 19 ottobre 2026 – Vittorio De Luca, Martina De Angela)

Negli ultimi anni l'intelligenza artificiale è passata dall'essere una tecnologia sperimentale a uno strumento sempre più integrato nelle attività quotidiane delle funzioni HR. Le applicazioni oggi disponibili consentono,tra…

12 Ott 2026

“AI tools, remote work and confidential data: employer liability in a borderless environment” – Conferenza IBA 2026

In occasione della IBA Annual Conference 2026 di Copenhagen, il nostro Managing Partner Vittorio De Luca ha moderato, insieme ad Anne Morel (BSP, Lussemburgo), una sessione dedicata a…

1 Ott 2026

E-mail aziendale e controlli difensivi: quando GDPR e diritto del lavoro non coincidono 

La vicenda Piaggio mostra con particolare evidenza come, a fronte dei medesimi fatti, possano convivere valutazioni profondamente diverse a seconda della prospettiva adottata. Il Tribunale di Pisa, con…

1 Ott 2026

NASpI e reintegra: l’opzione del lavoratore fa perdere l’indennità 

Massima  La Corte di Cassazione, con la recente n. 24981 del 3 settembre 2026, ha statuito che, ove il licenziamento sia annullato con ordine di reintegrazione ai sensi…

1 Ott 2026

Lo sai che… una testimonianza resa in giudizio può avere rilevanza disciplinare e, nei casi più gravi, giustificare il licenziamento? 

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 25687 del 22 settembre 2026, ha affrontato il tema della rilevanza disciplinare delle dichiarazioni rese dal lavoratore nell’ambito di…