Categorie: Insights, Giurisprudenza


29 Apr 2015

LE PENSIONI E LA SENTENZA DELLA CONSULTA

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 70 del 30 aprile 2015, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 24, comma 25, del D.L. n. 201/2011 (c.d. Manovra Salva-Italia), convertito dalla Legge n. 214/2011, nella parte in cui aveva bloccato per il biennio 2012 – 2013 la rivalutazione delle pensioni di importo superiore ad Euro 1.700 lordi. Ad avviso della Corte, infatti, con tale previsione sono “stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività”. Pertanto ai pensionati interessati deve essere riconosciuta la rivalutazione per il predetto biennio in base alla disciplina originaria. Tuttavia, all’indomani della predetta sentenza, l’INPS si è affrettata a precisare con il messaggio n. 3135/2015 che eventuali richieste di ricostituzione della pensione presentate in tal senso non potranno al momento essere accolte, poiché manca la specifica copertura ex art. 81, comma 4, Cost. L’INPS ha così preso tempo ed ha passato la palla al Governo affinché adottasse le opportune iniziative legislative. E una prima, seppur parziale, risposta del Governo, che non ha mancato di suscitare polemiche specie nel mondo sindacale, non è tardata ad arrivare. Il Governo, infatti, il 18 maggio scorso, ha dato il via libera ad un decreto legge sulle pensione, con cui prova a modulare gli obblighi di rimborso a favore dei pensionati interessati. In particolare nel decreto pubblicato, il 21 maggio 2015, in Gazzetta Ufficiale ed ora in attesa di conversione in legge da parte del Parlamento, viene previsto un rimborso quasi integrale per le pensioni più basse interessate ed uno progressivamente decrescente fino all’azzeramento per gli assegni pari ad un lordo di 3.200 euro al mese.

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