Intelligenza Artificiale e lavoro: le Linee Guida del Ministero tra innovazione e tutela dei diritti (Econopoly de Il Sole 24 Ore, 27 agosto 2025 – Martina De Angeli, Alesia Hima)
L’Intelligenza Artificiale (IA) è ormai una componente concreta nei processi aziendali, trovando applicazione crescente soprattutto nella gestione delle risorse umane. Gli algoritmi promettono efficienza e imparzialità in attività complesse come il recruiting, la valutazione delle performance o l’assegnazione di incarichi. Tuttavia, questa promessa si accompagna a rischi rilevanti. Proprio per la loro potenziale incidenza sui diritti fondamentali, i sistemi di IA impiegati nel contesto lavorativo sono oggi considerati “tecnologie ad alto rischio”, soggette a obblighi stringenti di trasparenza, supervisione umana e valutazione dell’impatto sui lavoratori.
In questo scenario si inseriscono le “Linee Guida per l’utilizzo di sistemi di Intelligenza Artificiale nel contesto lavorativo” pubblicate recentemente dal Ministero del Lavoro: non una norma vincolante, ma un documento strategico che rappresenta un chiaro indirizzo politico e culturale per il tessuto produttivo italiano, con un’attenzione particolare alle PMI. L’obiettivo è duplice: promuovere un’adozione consapevole dell’IA e assicurare la piena tutela dei diritti dei lavoratori.
Il documento si basa su un messaggio inequivocabile: l’IA non può essere una “scatola nera” che decide in modo opaco e incontestabile. Anche quando la tecnologia è sviluppata da terzi, la responsabilità ultima resta sempre in capo al datore di lavoro. Per le imprese, si tratta di passare da una fase sperimentale a una gestione strutturata, in linea con principi di compliance e sostenibilità.
I quattro pilastri delle linee guida all’utilizzo dell’IA
Il documento ministeriale si articola attorno a quattro direttrici fondamentali, che formalizzano obblighi già rinvenibili nell’attuale quadro normativo e giurisprudenziale, rafforzandone l’applicazione in chiave preventiva.
1. Supervisione umana obbligatoria
Le decisioni che influiscono sulla posizione giuridica del lavoratore – assunzioni, promozioni, valutazioni, provvedimenti disciplinari o licenziamenti – non possono essere lasciate alla sola valutazione algoritmica. È necessario un controllo umano effettivo, consapevole e tracciabile da parte di una figura competente e legittimata. Questa figura deve essere in grado di comprendere, validare o anche disattendere le indicazioni della macchina, assumendosi piena responsabilità della decisione finale.
2. Obbligo di trasparenza algoritmica
Le aziende devono informare in modo chiaro e accessibile i lavoratori sull’impiego dell’IA nei processi che li riguardano. Non è sufficiente una comunicazione generica: occorre spiegare quali dati sono trattati (CV, performance, test attitudinali), quali logiche e criteri l’algoritmo utilizza e quale impatto abbia sulla decisione finale. Il principio guida è la “intelligibilità”: il sistema dev’essere spiegabile, comprensibile e contestabile.
3. Valutazione d’impatto e mitigazione del rischio
Coerentemente con l’AI Act europeo, l’utilizzo dell’IA in ambito HR è qualificato come attività ad alto rischio. Ne deriva un obbligo per il datore di lavoro di effettuare, prima della messa in esercizio, una valutazione d’impatto che tenga conto dei possibili effetti discriminatori, della tutela della privacy e della qualità dei dati utilizzati. Le Linee Guida sollecitano anche l’introduzione di audit periodici e controlli sistematici sul funzionamento degli algoritmi.
4. Mappatura e accountability
L’impresa deve sapere quali sistemi di IA sta utilizzando, dove, per quali finalità e chi ne è responsabile. La responsabilità non è delegabile al fornitore della tecnologia: è l’organizzazione a dover garantire un uso corretto ed etico dei sistemi, attraverso una governance interna adeguata. La mappatura dei sistemi e la definizione dei ruoli interni rappresentano un requisito essenziale per il rispetto del principio di accountability.
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