Categorie: Insights, Giurisprudenza

Tag: compenso, licenziamento illegittimo


30 Set 2021

La rinuncia al compenso da parte dell’amministratore deve essere esplicitata

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21172/2021, ha stabilito che la rinuncia da parte dell’amministratore al compenso può trovare espressione in un suo comportamento concludente che riveli in modo univoco la volontà dismissiva del relativo diritto. Tuttavia, l’atto abdicativo deve desumersi non dalla semplice mancata richiesta dell’emolumento, quali che ne siano le motivazioni, ma da circostanze esteriori che conferiscono un preciso significato negoziale al contegno tenuto.

I fatti di causa

Nel caso di specie, un dirigente, anche amministratore delegato, nell’impugnare giudizialmente il licenziamento intimatogli, aveva rivendicato anche il proprio diritto a ricevere il compenso per la carica ricoperta durante l’intercorso rapporto.

La Corte d’Appello, per quel che ci interessa, nel rigettare la domanda del dirigente, aveva ritenuto sussistenti alcuni elementi che facevano presumere la gratuità dell’incarico, tra cui (i) la mancata erogazione di un compenso per tutto il periodo di svolgimento dell’incarico, (ii) l’assenza di qualsivoglia richiesta da parte sua nello stesso periodo, nonché (iii) la dichiarazione resa da un teste circa la decisione del Consiglio di Amministrazione, alla presenza dell’interessato, di non prevedere una remunerazione.

Il dirigente proponeva così ricorso in cassazione, eccependo, con riferimento al proprio diritto al compenso per l’incarico di amministratore, di non avervi mai rinunciato.

La decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione adita ha ritenuto fondata la domanda del dirigente; in particolare la stessa ha ribadito la natura del rapporto di amministratore quale rapporto di immedesimazione organica con la società. In secondo luogo, ha affermato la possibilità, per l’amministratore, di rinunciare al compenso, anche non espressamente, purché con un comportamento concludente “che riveli in modo univoco la sua effettiva e definitiva volontà abdicativa.

In merito alla nozione di “comportamento concludente”, la Corte di Cassazione ha richiamato un principio generale secondo il quale “affinché il silenzio possa assumere valore negoziale, occorre o che il comune modo di agire o la buona fede, nei rapporti instauratisi tra le parti, impongano l’onere o il dovere di parlare, o che, secondo un dato momento storico e sociale, avuto riguardo alla qualità delle parti e alle loro relazioni di affari, il tacere di una possa intendersi come adesione alla volontà dell’altra”.

In considerazione di quanto sopra, secondo la Corte di Cassazione, i giudici di merito hanno erroneamente considerato significativa l’inerzia delle parti e l’asserita decisione del Consiglio di Amministrazione di non specificare nulla sul compenso di amministratore. Ciò in quanto, la condotta meramente omissiva del dirigente non può assumere il significato di una manifestazione di volontà.

La Corte di Cassazione ha così cassato la sentenza e rinviato le parti alla Corte d’Appello in diversa composizione.

Altri insight correlati:

Iscriviti alla newsletter

Contattaci

Hai bisogno di informazioni? Scrivici e il nostro team di esperti ti risponderà il prima possibile.

Compila il form

Altre news e insights

9 Feb 2026

Welfare & HR Summit (Il Sole 24 Ore, 25 febbraio 2026 – Vittorio De Luca)

L’appuntamento per il 5° Welfare & HR Summit de Il Sole 24 Ore è per mercoledì 25 febbraio dalle ore 15.00. L’evento vedrà la partecipazione di Vittorio De Luca tra gli esperti…

6 Feb 2026

Parità retributiva e trasparenza: presentato lo schema di decreto attuativo

L’Italia è tra i primi Stati membri ad aver adottato lo schema di decreto legislativo attuativo della Direttiva UE 2023/970, che ha ottenuto ieri il primo via libera…

30 Gen 2026

La condanna per stalking può giustificare il licenziamento per giusta causa 

Con l’ordinanza n. 32952 del 17 dicembre 2025, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ha affermato che la condanna definitiva per reati di stalking e maltrattamenti può legittimare il licenziamento…

30 Gen 2026

Siamo sempre un Great Place To Work!

Per il terzo anno consecutivo, De Luca & Partners ha ottenuto il prestigioso riconoscimento Great Place to Work®, una conferma importante del valore che attribuiamo alle persone e…

29 Gen 2026

Corte di Cassazione: controlli datoriali e utilizzo delle chat aziendali per fini disciplinari

La chat aziendale “destinata alle comunicazioni di servizio dei dipendenti che vi accedono mediante account aziendale, costituisce uno strumento di lavoro, ai sensi dell’art. 4, comma 2, della…

28 Gen 2026

Condotta antisindacale: la Cassazione supera il formalismo e guarda alla sostanza

Con l’ordinanza n. 789 del 14 gennaio 2026, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della condotta antisindacale del datore di lavoro in relazione agli obblighi di…