Categorie: Insights · News, Interviste


3 Mar 2019

“Licenziamenti e indennità le regole non danno certezze” (Affari&Finanza, 04 marzo 2019 – Vittorio De Luca)

L’aumento del contenzioso e dell’importo economico delle transazioni, insieme a uno scenario che si è fatto più instabile e incerto e che per questo potrebbe scoraggiare i datori di lavoro dall’assumere. Per Vittorio De Luca, managing partner di De Luca & Partners, sono alcuni degli effetti che si potrebbero avere in seguito a una recente sentenza della Corte Costituzionale. Quest’ultima ha infatti dichiarato incostituzionale la parte del contratto a tutele crescenti in cui si stabiliva che, in caso di licenziamento illegittimo del dipendente assunto dopo il 2015, il datore di lavoro fosse condannato al pagamento di un’indennità risarcitoria pari a due mesi di stipendio per anno di servizio, comunque ricompresa in una forbice che andava da un minimo di quattro fino a un massimo di 24 mensilità. «L’intento del legislatore era di ridurre la discrezionalità e aleatorietà delle sentenze, lasciando ai giudici solamente la valutazione sulla eventuale illegittimità del licenziamento», spiega De Luca. La sentenza, per l’esperto, fa invece un passo in altra direzione: «Secondo la Corte, infatti, non può essere sottratta al giudice la possibilità di stabilire l’indennità spettante per la quale l’organo giudicante potrà considerare fattori come il numero dei dipendenti occupati, le dimensioni dell’attività economica, il comportamento e le condizioni delle parti». Criteri che però per De Luca sono soggettivi e snaturano la razio alla base della quale il legislatore del 2015 aveva introdotto il contratto a “tutele crescenti”. A questo si è aggiunto il decreto Dignità varato dal nuovo Governo che ha innalzato la soglia minima, portata da quattro a sei mesi di stipendio, e quella massima dai 24 ai 36 mesi. Con un effetto, secondo De Luca, potenzialmente esplosivo, considerato che il giudice può decidere di applicare un’indennità di un importo tra sei e 36 mensilità a prescindere dall’anzianità di servizio. In questo modo, «si è tornati a un quadro normativo incerto, avendo fatto venir meno la prevedibilità del costo del licenziamento, che potrebbe in ultima analisi scoraggiare le imprese dall’assumere». Altri effetti attesi, conclude De Luca, sono «l’aumento del contenzioso, con i lavoratori più propensi ad andare in giudizio, e dell’importo economico delle transazioni».

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